Comunicazione efficace

Scienza gennaio 22nd, 2010


Quante volte sentendo discorsi di laureati, professori, politici, medici e chissà quanti altri ti sei detto “ah questa persona si che sa parlare”? Sicuramente come tantissime altre persone probabilmente ogni volta che hai assistito ad un discorso perfettamente strutturato e denso di contenuto.

Sulla base di questo ti sarai probabilmente fatto un’idea piuttosto sbagliata riguardo la comunicazione efficace.

Già perchè le parole per quante esse siano e per quanto esse siano ben distribuite nel discorso hanno veramente un peso irrilevante se parliamo di comunicazione efficace.

Moltissimi studi negli ultimi 30 anni hanno dimostrato che a livello inconscio il nostro cervello assimila e conferisce maggior peso ad altri aspetti della comunicazione, aspetti che hanno a che fare con la voce per quanto concerne i toni usati e per una percentuale del 38% e aspetti che hanno a che fare con il linguaggio del corpo per una percentuale del 55% (vedi anche il nostro articolo sulla comunicazione non verbale).

Parlare e comunicare sono dunque due aspetti che la scienza ha definitivamente messo su due piani totalmente diversi: possiamo parlare per ore con un interlocutore o con una platea senza che il minimo messaggio venga recepito mentre esperti in comunicazione efficace passerebbero il messaggio al centro del nostro discorso nella metà del tempo o ancora meno.

Comunicare con qualcuno non significa solamente scambiarsi informazioni, ma fare in modo attraverso segnali verbali e non che fra noi e quel qualcuno si stabilisca un rapporto più profondo che metta in condizione l’uno e l’altro di inviare e ricevere messaggi.

Una comunicazione efficace è data da gesti che compiamo quotidianamente ma di cui non conosciamo il significato: una stretta di mano, il tipo di sguardo, l’incrociare le braccia sono tutti gesti che se usati in modo corretto possono aprire la strada ad un perfetto modo di comunicare.

Tutti questi accorgimenti vengono recepiti a livello inconscio dall’interlocutore che baserà dunque la sua fiducia e le sue considerazioni su quello che siamo riusciti a trasmettergli attraverso il linguaggio del corpo.

Se volete approfondire la vostra conoscenza riguardo la comunicazione efficace, consigliamo un libro dei cogniugi Pease dal titolo “Perchè mentiamo con gli occhi e ci vergognamo con i piedi”.

L’importanza della comunicazione non verbale

Scienza dicembre 27th, 2009


In articoli precedenti abbiamo parlato della programmazione neuro linguistica e abbiamo fornito alcune indicazioni per quanto concerne i corsi pnl.

Come avrete potuto capire la scelta di partecipare a tali corsi per apprendere questa “disciplina” è dettata comunque da una spinta soggettiva e dunque come per ogni altra attività ognuno è libero di fare la propria scelta.

A mio modo di vedere per quanto riguarda invece la comunicazione non verbale il punto di vista è decisamente più oggettivo, in quanto i suoi movimenti, presenti e utilizzati da tutte le persone, vengono recepiti a livello inconscio dal nostro cervello condizionando nel bene e nel male i nostri rapporti interpersonali.

Uno studio piuttosto accreditato e di durata ventennale ha dimostrato che il nostro cervello divide secondo queste percentuali il livello di importanza che viene dato ad un messaggio di un interlocutore:

  1. 7% alle parole
  2. 38% al tono di voce
  3. 55% linguaggio non verbale

Ciò significa che se anche a livello conscio possiamo credere alla buonafede della nostra fidanzata che giura di non averci traditi a livello inconscio il cervello può elaborare nella sua comunicazione non verbale movimenti che dicono l’esatto opposto e che ci creano inconsciamente uno stato di malessere.

Lo studio della comunicazione non verbale permetterà dunque di interpretare tutti questi segni, permettendo da un lato di comprendere meglio la persona che abbiamo di fronte e dall’altro di evitare certi movimenti poco appropriati durante conversazioni importanti come ad esempio un colloquio di lavoro.

Per fare qualche esempio pratico attraverso lo studio della comunicazione non verbale potremo capire da una semplice stretta di mano con una persona appena conosciuta se questa vorrà improntare un rapporto di tipo dominante, sottomesso o paritario; capire dall’uso dei pollici la personalità di una persona; scoprire chi mento attraverso la naturale evoluzione di movimenti propri della nostra infanzia.

Nella speranza di avervi quantomeno incuriositi con questo primo breve viaggio nel mondo del linguaggio non verbale, vi rimando a futuri articoli con qualche esempio pratico più argomentato.

Storia della programmazione neurolinguistica

Scienza dicembre 15th, 2009


Ormai più o meno conosciamo la programmazione neurolinguistica o pnl una pratica che afferma di riuscire a modificare i comportamenti attraverso il linguaggio. Annunci e pubblicità di corsi pnl sono sempre più presenti in tutte le città e su numerosissimi portali internet.

Ma quando è stata creata la pnl?

La programmazione neurolinguistica nasce nei primi anni 70 in California per mano di un matematico e di un linguista che rispondevano rispettivamente ai nomi di Richard Bandler e John Grinder.

Gli studi di queste due persone erano volti a comprendere in che modo le modificazioni comportamentali degli individui potessero essere “comandate” attraverso modifiche verbali e non verbali di comunicazione.

Al termine di questi studi effettuando analizzando il lavoro di alcuni terapisti, Grinder e Bandler giunsero alla conclusione che i comportamenti di persone vincenti e di successo potessero essere scoperti, assimilati ed in seguito insegnati ad altri individui.

Era appena nata la pnl.

Negli anni a seguire gli studi comportamentali continuarono e permisero alla pnl di essere allargata ad altri contesti totalmente estranei alle applicazioni manageriali come ad esempio: la famiglia le relazioni interpersonali ecc…

A quasi quaranta anni di distanza la pnl risulta oggi essere uno dei modelli di comunicazione più utilizzati in quasi ogni campo cui possa essere applicata con la naturale conseguenza della nascita di un giro di milioni di euro in tutto il mondo derivante dalle decine di migliaia di pubblicazioni, dalle società nate per l’insegnamento delle tecniche di programmazione neuro linguistica attraverso corsi pnl non sempre troppo a buon mercato e dalla crescente voglia degli individui di raggiungere attraverso una strada apparentemente semplice modelli di comportamento di successo.

Alcune fonti bibliografiche riguardanti la pnl affermano inoltre che fra i principi sui quali essa è basata esistano riferimenti molto diretti allo ZEN e ad altre discipline dell’estremo oriente.